Andamento lento

Progetti fermi da decenni. Conflitti infiniti. Neppure gli interventi 
avviati riescono a scuotere l'immobilismo della città
ancorata al passato

Le etichette che le città, come gli individui, si appiccicano scientemente o si ritrovano addosso per i casi della vita e della storia, finiscono per tirarsi dietro atti e comportamenti che le confermano. Così la Firenze litigiosa e inconcludente, che di un grano d’accidia fa da sempre un blasone di nobiltà, è inciampata nell’ennesima insanabile querelle: lo scontro fra l’architetto Jean Nouvel, vincitore nel 2002 di un concorso internazionale patrocinato dal Comune per l’area dell’ex concessionaria Fiat in via Belfiore, e la Baldassini-Tognozzi-Pontello, costruttore quasi monopolista in città, che quel progetto doveva trasformare in un albergo di 260 camere, auditorium da 700 posti, galleria commerciale, pergola, parcheggio sotterranero di quattro piani, cento alloggi per il Comune ad affitto convenzionato, ‘muro verde’ alto sei metri. Hanno litigato su tutto: aspetto finale dell’albergo, dimensioni degli spazi interni, arredi, materiali, numero dei piani del parcheggio, lievitazione dei costi da 65 a 100 milioni e onorario dello studio di progettazione. Inutili tutte le mediazioni dell’assessore all’Urbanistica Gianni Biagi, alla fine Nouvel ha tolto la firma e sbattuto la porta, con una buonuscita di 1,4 milioni.

Non è un caso isolato. Al contrario. Su tutto ciò che è destinato a mutare o a riequilibrare diversamente il tessuto urbano, dalla riconversione delle aree di Castello e di Novoli alla nuova tramvia, dall’estensione della Zona a traffico limitato in centro all’inevitabile internazionalizzazione delle sue imprese e banche, Firenze sembra tendere istintivamente a proteggersi dai grandi cambiamenti, inceppandoli o ritardandoli. “Finisce che le cose nascono male, o tardi: già vecchie, dal punto di vista sia estetico sia delle funzioni”, attacca Gabriele Corsani, ordinario di Storia dell’urbanistica: “Guardi i progetti anni Settanta per gli insediamenti chiave nell’area di Novoli”. Il parco verde lo faranno, ma più piccolo che nell’ambizioso masterplan di Lawrence Halprin. Il Palazzo di giustizia, di Leonardo Ricci, lo stanno per terminare, libererà cinque storici immobili in centro, ma già lo chiamano alla romana ‘il Palazzaccio’, e la piazza interna che deve dargli luce e agio la bollano come anticamera del carcere, per via di una certa somiglianza con i bracci all’americana. Stessa storia per la vicina nuova sede delle facoltà giuridico-economiche, progetto di Adolfo Natalini. “Non è neppure colpa degli architetti: dopo due decenni di parole e polemiche, qualunque cosa appare vecchia alla nascita”.

Peggio ancora è la vicenda di Castello, area Fondiaria oggi FonSai di Salvatore Ligresti. Da 21 anni il progetto, che doveva decongestionare il centro storico reinsediando residenze, scuole, uffici, è quanto di più reale e corposo si possa immaginare: ha spaccato in due la città, determinato l’eliminazione di mezza classe dirigente locale dopo il definitivo ‘niet’ via telefono del 28 giugno 1989 dell’allora segretario Pci Achille Occhetto, provocato l’anno dopo la sconfitta elettorale della sinistra: ma di costruito non c’è niente, neanche una casa, figuriamoci il milione e 200 mila metri cubi, ora previsti per il 2014, di case, scuole, alberghi, centri sportivi ed edifici pubblici più la Scuola sottufficiali dei carabinieri. L’ultima rogna si incentra sul contenzioso Ligresti contro Regione e Provincia: le istituzioni vorrebbero disegnare le rispettive nuove sedi a modo loro, il costruttore punta a vendergliele chiavi in mano o, meglio ancora, ad affittargliele. Siccome siamo a Firenze, nessuno s’azzarda a pronosticare se, come e quando una mediazione verrà trovata.

Dunque cos’è mai cambiato rispetto al vecchio andazzo? “Tutto!”, rivendica Leonardo Domenici, sindaco da due legislature in scadenza nella primavera 2009 nonché presidente Anci, l’Associazione dei Comuni italiani: “Intanto Castello può ora svilupparsi con i suoi tempi perché non è più la chiave di volta della trasformazione urbana” (nel gioco delle parti, è il contraltare della battuta di Ligresti che se non ci si mette d’accordo per lui a Castello ci si può pure piantare un campo di patate); “e poi noi gli interventi, una volta decisi, li realizziamo. Non solo: su questa città sostanzialmente immobile per decenni, operiamo secondo un’idea sistemica, non a pezzi e bocconi”.

Proviamo a riassumere lo schema, dettagliato dall’assessore Biagi. Dopo un infinito tira e molla e un progetto buttato, due mesi fa sono stati appaltati alla rossa CoopSette i lavori per la stazione dell’Alta Velocità, progetto Norman Foster, nella semicentrale area degli ex Macelli (anziché, com’era all’inizio, nel più lontano Campo di Marte): fine lavori prevista nel 2014. Così si liberano un po’ dappertutto fasci di binari per il trasporto cittadino, metropolitano e regionale: due nuove stazioni sono già state aperte alle Piagge e a Lastra a Signa e una terza si farà a nordovest verso la zona industriale. Il sistema prende senso con la nuova tramvia, cinque linee, la prima in costruzione verso Scandicci a sudovest, tra i mugugni dei fiorentini per i disagi e della Curia perché passa a sei metri dal Battistero, la seconda al via su Novoli e Peretola, direttrice chiave di espansione verso Prato e Pistoia, mentre il 16 luglio iniziano i lavori per la terza linea, verso l’ospedale di Careggi. A meno che non passi il referendum anti-tramvia per cui raccoglie le firme un consigliere dell’Udc, Mario Razzanelli.

Prendiamo atto. Anzi, aggiungiamoci pure gli interventi ben fatti: l’ex carcere delle Murate, almeno il primo lotto, edilizia residenziale pubblica di qualità con tanto di nuova piazza e wine-bar Le carceri; Le Oblate, dietro il Duomo, sono da fine maggio bibliomediateca su tre piani, sistema aperto prendi e leggi o ascolti o guardi dvd, e prossima caffetteria sul tetto; in faccia stanno recuperando per il 2010 l’ospedale di Santa Maria Nuova, che tale resterà. Nel 2010 inaugureranno i Grandi Uffizi recuperando l’intera stecca ovest e si costruirà all’uscita anche la discussa loggia disegnata da Arata Isozaki. Bene. Ma allora come mai la risultante di questa complicata aritmetica di fatti e di percezione dei fatti è che Firenze sembra girare su se stessa, restituisce di sé all’esterno un’immagine di passata magnificenza, certo, ma quanto all’oggi appannata e come muta, nonostante l’alto livello dell’ultimo Maggio musicale, le folle alle presentazioni di Leggere per non dimenticare a Sant’Egidio, 30 mila in strada alla prima notte bianca a San Frediano a metà giugno?

Controverse sono le cose, non solo il caratteraccio rissoso dei fiorentini. L’Isolotto è oggi una chicca di periferia con ippoterapia, campo da golf pubblico, orti gratis a chi li chiede, un lindo parco dell’Arcingrosso; ma nel centralissimo mercato turistico di piazza San Lorenzo dove non trovi più una bancarella in mano a un fiorentino, dopo una serie di violenze e molestie già alle 11 di sera le donne girano poco, e badando a coprire bene le loro grazie. “Gli interventi si fanno? Guardiamo come, però”, attacca Ornella De Zordo, docente universitaria e consigliere comunale di Un’altracittà, opposizione di sinistra: “Il nuovo ingresso della Fiera alla Fortezza da Basso in project financing è costato al Comune 9 milioni di euro di risarcimento ai soliti costruttori Baldassini-Tognozzi-Pontello per mancati introiti causa cancellazione di un piano del parcheggio”. Lei, peraltro, la Fiera la vorrebbe spostare in periferia, ma su questo il sindaco ha l’appoggio della Confindustria: “Non se ne parla, la Fiera in centro a due passi dai tesori della città è un vantaggio competitivo colossale”, dice il neopresidente Giovanni Gentile, editore. Nei guai, semmai, è la gestione di Firenze Fiera, che al 2005 lasciò un buco di 6 milioni di euro, ridotto in due anni a 1,4.

Confindustria non la vede poi male la città. Anzi. Firenze non sarà pulitissima, ma, dicono Gentile e il direttore generale Vincenzo Bonelli, “500 mila turisti in un fazzoletto di strade sporcano, per educati che siano”. Gucci sarà pure passato nelle mani di François Pinault, ma “resta un’azienda fiorentina, ha qui la direzione mondiale, e una rete di subfornitori in Toscana di 400 aziende”. Lo stesso per Pucci, benché ormai di Bernard Arnault. La Nuovo Pignone è dal ’94 General Electric ma, nota Paolo Pellegrini, consulente in leadership delle organizzazioni, “ha qui il board della divisione Gas & Oil e il suo centro di business learning per tutta Europa”. Altre punte di eccellenza, l’Osservatorio astrofisico di Arcetri, il Laboratorio europeo di spettrografia non lineare a Prato, il Centro studi dinamiche complesse di Sesto, la Editech di Maurizio Seracini, l’ingegnere docente alla San Diego University che ha sviluppato le più avanzate tecnologie per la conservazione dei beni culturali: suo è il progetto per individuare e studiare, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, la perduta ‘Battaglia di Anghiari’ di Leonardo.

Che sia la scienza, cioè il futuro, almeno quanto il turismo, cioè il passato, l’atout di Firenze? Sembrano crederlo anche i venti ricercatori di filosofia che presentano il loro nuovo trimestrale ‘Humana.mente, Pensario della Biblioteca filosofica fiorentina’, la sera dell’ultimo venerdì di giugno al Caffè Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, quello della mitica scazzottata futurista del 1911, Ardengo Soffici contro i milanesi Boccioni, Carrà, Russolo, Marinetti. “Siamo una rivista scientifica”, dice il direttore, il 28enne Duccio Manetti: “Basta con questa storia della filosofia come al più un genere letterario, in una Firenze che Giulio Preti, quando nel ’54 venne a insegnare l’empirismo, considerava ferma a una cultura medievale, a stento rinascimentale…”.

Roberto di Caro

fonte: L’Espresso

2 risposte a Andamento lento

  1. Al Funiculì scrive:

    Ciao,
    scriviamo per invitarti all’inedita mostra fotografica su Firenze e Napoli che stiamo allestendo nel nostro locale.
    Tutti gli scatti ci sono stati inviati dagli utenti di Flickr quindi se vorrai, oltre che venirci a trovare, potrai partecipare con le tue immagini!

    Se l’idea ti garba, vieni a leggere sul nostro Blog icché fare!

  2. Somehow i missed the point. Probably lost in translation🙂 Anyway … nice blog to visit.

    cheers, Misinterpretation.

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