Dai facciamo un giochino che si chiama trenino

marzo 21, 2008

Premessa. Il titolo non è originale. E’ solo la citazione di una simpatica cover di “Back for good”, cantata dai GEM BOY.

Beh, il senso di quella canzone era totalmente distante dal tema che voglio affrontare in questo post ma credo proprio che non ci sia titolo più adatto.

Come alcuni, forse molti già sanno, l’assessore Cioni assieme all’amministrazione comunale, ha elucubrato un “giovane” e “simpatico” modo di raggiungere il centro cittadino dai parcheggi ai confini della ZTL. Come? Con il trenino!!!

Esatto, quel trenino. Quel trenino dei Parchi di divertimento. Quel trenino che sicuramente vi sarà capitato di vedere in giro per paesi e paeselli italiani e non.

Cioni afferma di aver chiesto un parere ai giovani, i quali si sono dimostrati favorevoli al progetto. Attivi solo di notte (fortunatamente!). Gialli, rossi e di tanti altri colori. Così, tanto per dare il buon umore. Secondo l’assessore, la navetta non fa per i giovani:

«Andrebbe mai un ragazzo in navetta? Ho chiesto, e mi hanno risposto tutti di no. Navette e bus sono roba per adulti. Il trenino è una novità che invece li divertirebbe».

Io mi domando: e se per caso una sera piove? e pure a vento? Il trenino resterebbe sempre più simpatico rispetto alla navetta?

Se veramente sarà questo lo scenario futuro, alla fermata del centro voglio come minimo un venditore di zucchero filato e di brigidini. Ed anche due tizi travestiti da Pippo e Topolino, con cui i giovani, euforici per aver fatto la loro corsa sul trenino, possano scattare simpaticissime foto ricordo.

Il trenino è la risposta. Il trenino farà tendenza. Il trenino tira e piace ai giovani. Il trenino piace alle casse del comune. Eh già! non ve lo aspettavate vero?Si calcola che i costi di gestione di una navetta per una notte si aggirino intorno ai 1000 euro. Quelli di un trenino, intorno ai 500. Beh, ci credo che Cioni preferisca il secondo…

ATAF intanto sta studiando la proposta. Questi sono i progetti fino ad ora presentati ed al vaglio del Comune:

No navetta for young men.

J.M.


Passavo di qua

marzo 21, 2008

Sono le 4 del mattino. Sono da poco tornato a casa con 5 euro in meno persi a poker e tanto freddo addosso (ok che marzo è un mese pazzo, ma insomma… si decida: o ci cala la neve o ci fa cambiare il guardaroba!).

Totalmente privo di sonno, faccio la mia solita “rassegna stampa” sui siti di mio interesse e vado a controllare la posta di gmail. Sto per chiudere quando tutto ad un tratto… un lampo nella mente. Non so il perchè, ma decido di controllare anche la posta di questo dimenticato blog. Così, tanto per vedere quanto spam (157 per dovere di cronaca!) ci fosse arrivato in tutti questi mesi di latitanza. Ed invece con grande sorpresa noto come ci sia ancora qualcuno che capita da queste parti e lascia pure dei messaggi. Che grande piacere!!!

Va detto che l’attività di Firenze per immagini non ha avuto lunga vita ma la nostalgia di scrivere qualcosa è incredibilmente ed improvvisamente tornata. Negli ultimi mesi, tra università e attività artistiche extra scolastiche avevo deciso di abbandonare questo spazio, consapevole di non avere il tempo necessario per dedicarmici: a me le cose fatte male e senza sufficiente abnegazione non piacciono.

Ora però, rileggendo post e commenti un pò di nostalgia è affiorata e penso che quasi quasi, ridare vita al nostro “mostro” non sarebbe una cattiva idea, considerando anche il fatto che da ottobre mi sono trasferito in piena città (neanche dieci minuti di bici da Santa Croce!!!).

Non prometto certo di aggiornare il blog continuamente. Se ne avete voglia comunque, ogni tanto fate un salto da queste parti. Magari qualcosa di nuovo ci troverete…

Nel frattempo vi lascio in regalo una foto scattata con il cellulare qualche tempo fa durante una passeggiata per Borgo San Jacopo, a mio avviso una delle più belle vie della Firenze vecchia. Camminare per quella strada mi mette sempre di buon umore.

A presto

J.M.


Andamento lento

luglio 11, 2007
Progetti fermi da decenni. Conflitti infiniti. Neppure gli interventi 
avviati riescono a scuotere l'immobilismo della città
ancorata al passato

Le etichette che le città, come gli individui, si appiccicano scientemente o si ritrovano addosso per i casi della vita e della storia, finiscono per tirarsi dietro atti e comportamenti che le confermano. Così la Firenze litigiosa e inconcludente, che di un grano d’accidia fa da sempre un blasone di nobiltà, è inciampata nell’ennesima insanabile querelle: lo scontro fra l’architetto Jean Nouvel, vincitore nel 2002 di un concorso internazionale patrocinato dal Comune per l’area dell’ex concessionaria Fiat in via Belfiore, e la Baldassini-Tognozzi-Pontello, costruttore quasi monopolista in città, che quel progetto doveva trasformare in un albergo di 260 camere, auditorium da 700 posti, galleria commerciale, pergola, parcheggio sotterranero di quattro piani, cento alloggi per il Comune ad affitto convenzionato, ‘muro verde’ alto sei metri. Hanno litigato su tutto: aspetto finale dell’albergo, dimensioni degli spazi interni, arredi, materiali, numero dei piani del parcheggio, lievitazione dei costi da 65 a 100 milioni e onorario dello studio di progettazione. Inutili tutte le mediazioni dell’assessore all’Urbanistica Gianni Biagi, alla fine Nouvel ha tolto la firma e sbattuto la porta, con una buonuscita di 1,4 milioni.

Non è un caso isolato. Al contrario. Su tutto ciò che è destinato a mutare o a riequilibrare diversamente il tessuto urbano, dalla riconversione delle aree di Castello e di Novoli alla nuova tramvia, dall’estensione della Zona a traffico limitato in centro all’inevitabile internazionalizzazione delle sue imprese e banche, Firenze sembra tendere istintivamente a proteggersi dai grandi cambiamenti, inceppandoli o ritardandoli. “Finisce che le cose nascono male, o tardi: già vecchie, dal punto di vista sia estetico sia delle funzioni”, attacca Gabriele Corsani, ordinario di Storia dell’urbanistica: “Guardi i progetti anni Settanta per gli insediamenti chiave nell’area di Novoli”. Il parco verde lo faranno, ma più piccolo che nell’ambizioso masterplan di Lawrence Halprin. Il Palazzo di giustizia, di Leonardo Ricci, lo stanno per terminare, libererà cinque storici immobili in centro, ma già lo chiamano alla romana ‘il Palazzaccio’, e la piazza interna che deve dargli luce e agio la bollano come anticamera del carcere, per via di una certa somiglianza con i bracci all’americana. Stessa storia per la vicina nuova sede delle facoltà giuridico-economiche, progetto di Adolfo Natalini. “Non è neppure colpa degli architetti: dopo due decenni di parole e polemiche, qualunque cosa appare vecchia alla nascita”.

Peggio ancora è la vicenda di Castello, area Fondiaria oggi FonSai di Salvatore Ligresti. Da 21 anni il progetto, che doveva decongestionare il centro storico reinsediando residenze, scuole, uffici, è quanto di più reale e corposo si possa immaginare: ha spaccato in due la città, determinato l’eliminazione di mezza classe dirigente locale dopo il definitivo ‘niet’ via telefono del 28 giugno 1989 dell’allora segretario Pci Achille Occhetto, provocato l’anno dopo la sconfitta elettorale della sinistra: ma di costruito non c’è niente, neanche una casa, figuriamoci il milione e 200 mila metri cubi, ora previsti per il 2014, di case, scuole, alberghi, centri sportivi ed edifici pubblici più la Scuola sottufficiali dei carabinieri. L’ultima rogna si incentra sul contenzioso Ligresti contro Regione e Provincia: le istituzioni vorrebbero disegnare le rispettive nuove sedi a modo loro, il costruttore punta a vendergliele chiavi in mano o, meglio ancora, ad affittargliele. Siccome siamo a Firenze, nessuno s’azzarda a pronosticare se, come e quando una mediazione verrà trovata.

Dunque cos’è mai cambiato rispetto al vecchio andazzo? “Tutto!”, rivendica Leonardo Domenici, sindaco da due legislature in scadenza nella primavera 2009 nonché presidente Anci, l’Associazione dei Comuni italiani: “Intanto Castello può ora svilupparsi con i suoi tempi perché non è più la chiave di volta della trasformazione urbana” (nel gioco delle parti, è il contraltare della battuta di Ligresti che se non ci si mette d’accordo per lui a Castello ci si può pure piantare un campo di patate); “e poi noi gli interventi, una volta decisi, li realizziamo. Non solo: su questa città sostanzialmente immobile per decenni, operiamo secondo un’idea sistemica, non a pezzi e bocconi”.

Proviamo a riassumere lo schema, dettagliato dall’assessore Biagi. Dopo un infinito tira e molla e un progetto buttato, due mesi fa sono stati appaltati alla rossa CoopSette i lavori per la stazione dell’Alta Velocità, progetto Norman Foster, nella semicentrale area degli ex Macelli (anziché, com’era all’inizio, nel più lontano Campo di Marte): fine lavori prevista nel 2014. Così si liberano un po’ dappertutto fasci di binari per il trasporto cittadino, metropolitano e regionale: due nuove stazioni sono già state aperte alle Piagge e a Lastra a Signa e una terza si farà a nordovest verso la zona industriale. Il sistema prende senso con la nuova tramvia, cinque linee, la prima in costruzione verso Scandicci a sudovest, tra i mugugni dei fiorentini per i disagi e della Curia perché passa a sei metri dal Battistero, la seconda al via su Novoli e Peretola, direttrice chiave di espansione verso Prato e Pistoia, mentre il 16 luglio iniziano i lavori per la terza linea, verso l’ospedale di Careggi. A meno che non passi il referendum anti-tramvia per cui raccoglie le firme un consigliere dell’Udc, Mario Razzanelli.

Prendiamo atto. Anzi, aggiungiamoci pure gli interventi ben fatti: l’ex carcere delle Murate, almeno il primo lotto, edilizia residenziale pubblica di qualità con tanto di nuova piazza e wine-bar Le carceri; Le Oblate, dietro il Duomo, sono da fine maggio bibliomediateca su tre piani, sistema aperto prendi e leggi o ascolti o guardi dvd, e prossima caffetteria sul tetto; in faccia stanno recuperando per il 2010 l’ospedale di Santa Maria Nuova, che tale resterà. Nel 2010 inaugureranno i Grandi Uffizi recuperando l’intera stecca ovest e si costruirà all’uscita anche la discussa loggia disegnata da Arata Isozaki. Bene. Ma allora come mai la risultante di questa complicata aritmetica di fatti e di percezione dei fatti è che Firenze sembra girare su se stessa, restituisce di sé all’esterno un’immagine di passata magnificenza, certo, ma quanto all’oggi appannata e come muta, nonostante l’alto livello dell’ultimo Maggio musicale, le folle alle presentazioni di Leggere per non dimenticare a Sant’Egidio, 30 mila in strada alla prima notte bianca a San Frediano a metà giugno?

Controverse sono le cose, non solo il caratteraccio rissoso dei fiorentini. L’Isolotto è oggi una chicca di periferia con ippoterapia, campo da golf pubblico, orti gratis a chi li chiede, un lindo parco dell’Arcingrosso; ma nel centralissimo mercato turistico di piazza San Lorenzo dove non trovi più una bancarella in mano a un fiorentino, dopo una serie di violenze e molestie già alle 11 di sera le donne girano poco, e badando a coprire bene le loro grazie. “Gli interventi si fanno? Guardiamo come, però”, attacca Ornella De Zordo, docente universitaria e consigliere comunale di Un’altracittà, opposizione di sinistra: “Il nuovo ingresso della Fiera alla Fortezza da Basso in project financing è costato al Comune 9 milioni di euro di risarcimento ai soliti costruttori Baldassini-Tognozzi-Pontello per mancati introiti causa cancellazione di un piano del parcheggio”. Lei, peraltro, la Fiera la vorrebbe spostare in periferia, ma su questo il sindaco ha l’appoggio della Confindustria: “Non se ne parla, la Fiera in centro a due passi dai tesori della città è un vantaggio competitivo colossale”, dice il neopresidente Giovanni Gentile, editore. Nei guai, semmai, è la gestione di Firenze Fiera, che al 2005 lasciò un buco di 6 milioni di euro, ridotto in due anni a 1,4.

Confindustria non la vede poi male la città. Anzi. Firenze non sarà pulitissima, ma, dicono Gentile e il direttore generale Vincenzo Bonelli, “500 mila turisti in un fazzoletto di strade sporcano, per educati che siano”. Gucci sarà pure passato nelle mani di François Pinault, ma “resta un’azienda fiorentina, ha qui la direzione mondiale, e una rete di subfornitori in Toscana di 400 aziende”. Lo stesso per Pucci, benché ormai di Bernard Arnault. La Nuovo Pignone è dal ’94 General Electric ma, nota Paolo Pellegrini, consulente in leadership delle organizzazioni, “ha qui il board della divisione Gas & Oil e il suo centro di business learning per tutta Europa”. Altre punte di eccellenza, l’Osservatorio astrofisico di Arcetri, il Laboratorio europeo di spettrografia non lineare a Prato, il Centro studi dinamiche complesse di Sesto, la Editech di Maurizio Seracini, l’ingegnere docente alla San Diego University che ha sviluppato le più avanzate tecnologie per la conservazione dei beni culturali: suo è il progetto per individuare e studiare, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, la perduta ‘Battaglia di Anghiari’ di Leonardo.

Che sia la scienza, cioè il futuro, almeno quanto il turismo, cioè il passato, l’atout di Firenze? Sembrano crederlo anche i venti ricercatori di filosofia che presentano il loro nuovo trimestrale ‘Humana.mente, Pensario della Biblioteca filosofica fiorentina’, la sera dell’ultimo venerdì di giugno al Caffè Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, quello della mitica scazzottata futurista del 1911, Ardengo Soffici contro i milanesi Boccioni, Carrà, Russolo, Marinetti. “Siamo una rivista scientifica”, dice il direttore, il 28enne Duccio Manetti: “Basta con questa storia della filosofia come al più un genere letterario, in una Firenze che Giulio Preti, quando nel ’54 venne a insegnare l’empirismo, considerava ferma a una cultura medievale, a stento rinascimentale…”.

Roberto di Caro

fonte: L’Espresso


VINTAGE SELECTION N°10

luglio 10, 2007

Si è appena concluso l’evento fiorentino dedicato al Vintage presso la stazione Leopolda, location ben nota per aver ospitato, in passato, numerose manifestazioni come sfilate di moda, eventi di cultura della moda, mostre d’arte e di architettura, spettacoli teatrali, eventi di comunicazione e della cultura giovanile, della cultura industriale e dei nuovi servizi, della cultura del tempo libero e dello svago.
La mostra-mercato “Vintage Selection”, che in 10 stagioni si è imposta come importante punto di riferimento per la moda Vintage italiana, rappresenta un evento irrinunciabile per tutti i cultori di questo particolarissimo genere di abbigliamento che riesce a raccontare storie attraverso abiti e accessori. La concomitanza di questo evento con il fortunato Pitti Immagine Filati, ha fatto sì che la nostra città sia stata la meta di un vastissimo numero di stilisti e cool hunters, pronti a lasciarsi trascinare e ispirare dalla forza dei tessuti, dei tagli e dei colori per affinare il proprio percorso professionale in ambito di stile.
Da qui l’ispirazione a compiere un lavoro ben preciso anche sull’allestimento della stazione stessa, rendendola conforme all’ambiente di un laboratorio; poiché è in quest’ambito che si può dare sfogo alla creatività per far fiorire le idee.

a-1.jpgSempre in occasione di queste due fiere, Firenze ha ospitato il primo knit-out italiano: raduno di persone che lavorano a maglia, all’uncinetto o a ricamo, con una selezione di artigiani o piccole realtà di produzione di filato, tintura, accessori. La NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) in questi mesi ha sviluppato una ricerca sul tema del Do-Knit-Yourself inteso come prima forma di creatività e produzione di massa, attraverso due laboratori di progettazione tenuti da Nicoletta Morozzi e Lorenza Branzi.
(http://www.do-knit-yourself.com/)
A questo progetto ha partecipato anche La Pina, grande appassionata di tricotage: da Marzo, durante la sua trasmissione, è in onda lo spot “Uniamo le pezze, che invita gli ascoltatori ad inviare elaborati semplici (quadrati o rettangoli) lavorati a mano. Lo scopo è riuscire a realizzare un abito senza fine che potrà essere indossato da più persone, poiché “Lavorando a maglia si pensa, si ragiona si rimugina e tutti i pensieri fatti lavorando alle pezzette restano impigliati ai punti che le compongono e tutti cuciti insieme costituiranno un unico ingarbugliato pensiero caldo…”.
( http://lapina.blog.deejay.it/il_mio
_weblog/2007/03/uniamo_le_pezze.html
)

b.jpg

S.S 


Video – The good, the bad and the ugly

luglio 9, 2007

Ecco qua il video che ho catturato durante l’esecuzione del brano “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”.



La qualità ed il sound non sono dei migliori, però d’altra parte non si può pretendere più di tanto da un cellulare…

J.M.


Metti una sera al Piazzale

luglio 8, 2007

Vi è mai capitato di assistere ad uno spettacolo e una volta concluso, sentirvi in debito con chi ve l’ha offerto?

A me è successo giovedì scorso per la prima volta, al termine del concerto di Ennio Morricone al Piazzale Michelangelo.

Sono state due ore incredibili. La sua musica. La cornice di Firenze. I pensieri che passavano velocemente per la testa. Il tramonto che pian piano oscurava la nostra splendida città. Le tenebre che avvolgevano Fiesole, Monte Morello e la Val di Sieve.

Non c’era luogo migliore dove poter assistere ad uno spettacolo del genere. Il Piazzale, la terrazza su Firenze e la melodia del miglior compositore di musiche per films. Un connubio perfetto. Sarà piaciuto anche al David?

Potevi guardare verso la città. Potevi alzare gli occhi al cielo. Oppure potevi chiuderli e soffermarti a pensare. Pensare e lasciarti cavalcare dalle emozioni che le melodie erano capaci di suscitarti . Del resto è questa la musica: emozione.

Un’emozione che potevi provare anche ripensando ai capolavori che ebbero come sottofondo quelle musiche.

Nella mente ti rivedevi Noodles e Deborah di C’era una volta in America. Rodrigo Mendoza e Padre Gabriel di Mission. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, il noto pianista sull’oceano di Tornatore. Gli intoccabili di Kevin Costner oppure perchè no, i paesaggi della Monument Valley di C’era una volta il west.

E magari, se non totalmente esperto in materia, ti ritrovavi un pò sorpreso ad ascoltare melodie che neanche sapevi fossero state scritte dall’ultimo premio oscar alla carriera, ma che avevi già sentito come sigle di qualche programma televisivo o pubblicità.

Estremamente emozionante è stata la versione corale di Here’s to you di Joan Baez, e altrettanto lo è stata Come in cielo così in Terra dal film Mission, dedicata dal maestro ad una giovane ragazza morta prematuramente, che amava molto quel pezzo, scelto per concludere la serata.

Complimenti a chi ha deciso di organizzare questo evento nella location del Piazzale Michelangelo. Complimenti anche all’ Orchestra Roma Sinfonietta, composta da giovani elementi che si sono comportati molto bene, così come il soprano Susanna Rigacci, totalmente vestita di rosso per l’occasione.

Ho provato veramente molta emozione giovedì scorso, anche se non l’ho dato a vedere. Sono passati già tre giorni, ma se inserisco nello stereo il disco con il tema di Deborah e chiudo gli occhi, mi sembra ancora di essere lì, immerso in quella piacevolissima quiete musicale.

Riprendo le parole dell’assessore alla cultura Giovanni Gozzini presenti nel depliant di presentazione dato all’ingresso:

“Stasera le sue musiche ci faranno rivivere pezzi del nostro passato e per ognuno sarà occasione di ripensamenti, bilanci, malinconie, magari speriamo conforto”.

Mai previsione fu più vera.

Quando ho deciso di postare questo intervento, l’intento era quello di rendervi partecipi delle sensazioni che ho provato in quei momenti. Darvi una piccola immagine di quello che ho vissuto giovedì scorso.

Però mi riesce veramente difficile farlo nel modo in cui vorrei. Quindi magari, prendetemi sulla parola se potete.

Fino ad ora avevo assistito solo alle prestazioni live di gruppi rock come Muse e Oasis. Musica che apprezzo moltissimo, ma che ovviamente si discosta totalmente da quella di Morricone.

Quindi, dati i miei precedenti, permettetemi di dire:

ENNIO RULEZ!!!!!


J.M.


E fu così che anche il David si fece l’integrale

luglio 5, 2007

anche il DAVID DI MICHELANGELO, 97 anni, non ha saputo resistere…

J.M.


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