Andamento lento

Luglio 11, 2007
Progetti fermi da decenni. Conflitti infiniti. Neppure gli interventi 
avviati riescono a scuotere l'immobilismo della città
ancorata al passato

Le etichette che le città, come gli individui, si appiccicano scientemente o si ritrovano addosso per i casi della vita e della storia, finiscono per tirarsi dietro atti e comportamenti che le confermano. Così la Firenze litigiosa e inconcludente, che di un grano d’accidia fa da sempre un blasone di nobiltà, è inciampata nell’ennesima insanabile querelle: lo scontro fra l’architetto Jean Nouvel, vincitore nel 2002 di un concorso internazionale patrocinato dal Comune per l’area dell’ex concessionaria Fiat in via Belfiore, e la Baldassini-Tognozzi-Pontello, costruttore quasi monopolista in città, che quel progetto doveva trasformare in un albergo di 260 camere, auditorium da 700 posti, galleria commerciale, pergola, parcheggio sotterranero di quattro piani, cento alloggi per il Comune ad affitto convenzionato, ‘muro verde’ alto sei metri. Hanno litigato su tutto: aspetto finale dell’albergo, dimensioni degli spazi interni, arredi, materiali, numero dei piani del parcheggio, lievitazione dei costi da 65 a 100 milioni e onorario dello studio di progettazione. Inutili tutte le mediazioni dell’assessore all’Urbanistica Gianni Biagi, alla fine Nouvel ha tolto la firma e sbattuto la porta, con una buonuscita di 1,4 milioni.

Non è un caso isolato. Al contrario. Su tutto ciò che è destinato a mutare o a riequilibrare diversamente il tessuto urbano, dalla riconversione delle aree di Castello e di Novoli alla nuova tramvia, dall’estensione della Zona a traffico limitato in centro all’inevitabile internazionalizzazione delle sue imprese e banche, Firenze sembra tendere istintivamente a proteggersi dai grandi cambiamenti, inceppandoli o ritardandoli. “Finisce che le cose nascono male, o tardi: già vecchie, dal punto di vista sia estetico sia delle funzioni”, attacca Gabriele Corsani, ordinario di Storia dell’urbanistica: “Guardi i progetti anni Settanta per gli insediamenti chiave nell’area di Novoli”. Il parco verde lo faranno, ma più piccolo che nell’ambizioso masterplan di Lawrence Halprin. Il Palazzo di giustizia, di Leonardo Ricci, lo stanno per terminare, libererà cinque storici immobili in centro, ma già lo chiamano alla romana ‘il Palazzaccio’, e la piazza interna che deve dargli luce e agio la bollano come anticamera del carcere, per via di una certa somiglianza con i bracci all’americana. Stessa storia per la vicina nuova sede delle facoltà giuridico-economiche, progetto di Adolfo Natalini. “Non è neppure colpa degli architetti: dopo due decenni di parole e polemiche, qualunque cosa appare vecchia alla nascita”.

Peggio ancora è la vicenda di Castello, area Fondiaria oggi FonSai di Salvatore Ligresti. Da 21 anni il progetto, che doveva decongestionare il centro storico reinsediando residenze, scuole, uffici, è quanto di più reale e corposo si possa immaginare: ha spaccato in due la città, determinato l’eliminazione di mezza classe dirigente locale dopo il definitivo ‘niet’ via telefono del 28 giugno 1989 dell’allora segretario Pci Achille Occhetto, provocato l’anno dopo la sconfitta elettorale della sinistra: ma di costruito non c’è niente, neanche una casa, figuriamoci il milione e 200 mila metri cubi, ora previsti per il 2014, di case, scuole, alberghi, centri sportivi ed edifici pubblici più la Scuola sottufficiali dei carabinieri. L’ultima rogna si incentra sul contenzioso Ligresti contro Regione e Provincia: le istituzioni vorrebbero disegnare le rispettive nuove sedi a modo loro, il costruttore punta a vendergliele chiavi in mano o, meglio ancora, ad affittargliele. Siccome siamo a Firenze, nessuno s’azzarda a pronosticare se, come e quando una mediazione verrà trovata.

Dunque cos’è mai cambiato rispetto al vecchio andazzo? “Tutto!”, rivendica Leonardo Domenici, sindaco da due legislature in scadenza nella primavera 2009 nonché presidente Anci, l’Associazione dei Comuni italiani: “Intanto Castello può ora svilupparsi con i suoi tempi perché non è più la chiave di volta della trasformazione urbana” (nel gioco delle parti, è il contraltare della battuta di Ligresti che se non ci si mette d’accordo per lui a Castello ci si può pure piantare un campo di patate); “e poi noi gli interventi, una volta decisi, li realizziamo. Non solo: su questa città sostanzialmente immobile per decenni, operiamo secondo un’idea sistemica, non a pezzi e bocconi”.

Proviamo a riassumere lo schema, dettagliato dall’assessore Biagi. Dopo un infinito tira e molla e un progetto buttato, due mesi fa sono stati appaltati alla rossa CoopSette i lavori per la stazione dell’Alta Velocità, progetto Norman Foster, nella semicentrale area degli ex Macelli (anziché, com’era all’inizio, nel più lontano Campo di Marte): fine lavori prevista nel 2014. Così si liberano un po’ dappertutto fasci di binari per il trasporto cittadino, metropolitano e regionale: due nuove stazioni sono già state aperte alle Piagge e a Lastra a Signa e una terza si farà a nordovest verso la zona industriale. Il sistema prende senso con la nuova tramvia, cinque linee, la prima in costruzione verso Scandicci a sudovest, tra i mugugni dei fiorentini per i disagi e della Curia perché passa a sei metri dal Battistero, la seconda al via su Novoli e Peretola, direttrice chiave di espansione verso Prato e Pistoia, mentre il 16 luglio iniziano i lavori per la terza linea, verso l’ospedale di Careggi. A meno che non passi il referendum anti-tramvia per cui raccoglie le firme un consigliere dell’Udc, Mario Razzanelli.

Prendiamo atto. Anzi, aggiungiamoci pure gli interventi ben fatti: l’ex carcere delle Murate, almeno il primo lotto, edilizia residenziale pubblica di qualità con tanto di nuova piazza e wine-bar Le carceri; Le Oblate, dietro il Duomo, sono da fine maggio bibliomediateca su tre piani, sistema aperto prendi e leggi o ascolti o guardi dvd, e prossima caffetteria sul tetto; in faccia stanno recuperando per il 2010 l’ospedale di Santa Maria Nuova, che tale resterà. Nel 2010 inaugureranno i Grandi Uffizi recuperando l’intera stecca ovest e si costruirà all’uscita anche la discussa loggia disegnata da Arata Isozaki. Bene. Ma allora come mai la risultante di questa complicata aritmetica di fatti e di percezione dei fatti è che Firenze sembra girare su se stessa, restituisce di sé all’esterno un’immagine di passata magnificenza, certo, ma quanto all’oggi appannata e come muta, nonostante l’alto livello dell’ultimo Maggio musicale, le folle alle presentazioni di Leggere per non dimenticare a Sant’Egidio, 30 mila in strada alla prima notte bianca a San Frediano a metà giugno?

Controverse sono le cose, non solo il caratteraccio rissoso dei fiorentini. L’Isolotto è oggi una chicca di periferia con ippoterapia, campo da golf pubblico, orti gratis a chi li chiede, un lindo parco dell’Arcingrosso; ma nel centralissimo mercato turistico di piazza San Lorenzo dove non trovi più una bancarella in mano a un fiorentino, dopo una serie di violenze e molestie già alle 11 di sera le donne girano poco, e badando a coprire bene le loro grazie. “Gli interventi si fanno? Guardiamo come, però”, attacca Ornella De Zordo, docente universitaria e consigliere comunale di Un’altracittà, opposizione di sinistra: “Il nuovo ingresso della Fiera alla Fortezza da Basso in project financing è costato al Comune 9 milioni di euro di risarcimento ai soliti costruttori Baldassini-Tognozzi-Pontello per mancati introiti causa cancellazione di un piano del parcheggio”. Lei, peraltro, la Fiera la vorrebbe spostare in periferia, ma su questo il sindaco ha l’appoggio della Confindustria: “Non se ne parla, la Fiera in centro a due passi dai tesori della città è un vantaggio competitivo colossale”, dice il neopresidente Giovanni Gentile, editore. Nei guai, semmai, è la gestione di Firenze Fiera, che al 2005 lasciò un buco di 6 milioni di euro, ridotto in due anni a 1,4.

Confindustria non la vede poi male la città. Anzi. Firenze non sarà pulitissima, ma, dicono Gentile e il direttore generale Vincenzo Bonelli, “500 mila turisti in un fazzoletto di strade sporcano, per educati che siano”. Gucci sarà pure passato nelle mani di François Pinault, ma “resta un’azienda fiorentina, ha qui la direzione mondiale, e una rete di subfornitori in Toscana di 400 aziende”. Lo stesso per Pucci, benché ormai di Bernard Arnault. La Nuovo Pignone è dal ‘94 General Electric ma, nota Paolo Pellegrini, consulente in leadership delle organizzazioni, “ha qui il board della divisione Gas & Oil e il suo centro di business learning per tutta Europa”. Altre punte di eccellenza, l’Osservatorio astrofisico di Arcetri, il Laboratorio europeo di spettrografia non lineare a Prato, il Centro studi dinamiche complesse di Sesto, la Editech di Maurizio Seracini, l’ingegnere docente alla San Diego University che ha sviluppato le più avanzate tecnologie per la conservazione dei beni culturali: suo è il progetto per individuare e studiare, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, la perduta ‘Battaglia di Anghiari’ di Leonardo.

Che sia la scienza, cioè il futuro, almeno quanto il turismo, cioè il passato, l’atout di Firenze? Sembrano crederlo anche i venti ricercatori di filosofia che presentano il loro nuovo trimestrale ‘Humana.mente, Pensario della Biblioteca filosofica fiorentina’, la sera dell’ultimo venerdì di giugno al Caffè Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, quello della mitica scazzottata futurista del 1911, Ardengo Soffici contro i milanesi Boccioni, Carrà, Russolo, Marinetti. “Siamo una rivista scientifica”, dice il direttore, il 28enne Duccio Manetti: “Basta con questa storia della filosofia come al più un genere letterario, in una Firenze che Giulio Preti, quando nel ‘54 venne a insegnare l’empirismo, considerava ferma a una cultura medievale, a stento rinascimentale…”.

Roberto di Caro

fonte: L’Espresso


I FANTASTICI 4 E LA RAMPA TOSSICA

Giugno 15, 2007

All’interno di un consiglio comunale raramente capita che fazioni opposte si trovino d’accordo. Talvolta però, per arcani motivi, le polemiche per pura partigianeria vengono messe da parte. E proprio questo sta accadendo a Firenze da più di una settimana.

Il Consiglio ha approvato un piano per la realizzazione di un nuovo svincolo stradale sul raccordo di Varlungo (che collega il casello autostradale di Firenze Sud a Bellariva), con la conseguente costruzione di due rampe che saranno imboccabili da Via Villamagna.

Verdi, Rifondazione Comunista, Alleanza Nazionale e Forza Italia però non ci stanno: si sono schierati dalla stessa parte per bloccare il progetto, che prevede numerosi altri sconvolgimenti nell’area urbana di Firenze Sud, tra i quali, la realizzazione di un tunnel che dal ponte di Varlungo permetterà di arrivare direttamente nel quartiere di Coverciano.

Un nuovo svincolo sul raccordo porterebbe un aumento del traffico di mezzi privati e si eleverebbe anche la quantità di smog nella zona. Vicino a Via Villamagna si trova la scuola elementare Kassel ed i genitori dei bambini già si stanno mobilitando per evitare che una nube tossica inebri dai prossimi anni il verde e tranquillo quartiere alle porte della città, dove si estende il parco dell’Anconella, frequentato da molti bambini, giovani e anziani.

Anche gli abitanti della vicina Gavinana insorgono. Già il restringimento della carreggiata di Viale Europa per far spazio alla corsia preferenziale, ha portato un rallentamento del traffico. Un nuovo svincolo in zona creerebbe un autentico collasso per l’intero QUARTIERE 3.

Le proteste dei Fantastici 4 (AN, FI, RC e VERDI) non sono fuori luogo. Le motivazioni che li hanno portati a tale presa di posizione sono a favore della salvaguardia del cittadino. Ma il nemico (il Comune) ha intenzione di svecchiare l’inquietante ponte di Varlungo con giochi di tunnel, rotatorie, bretelle e rampe.

Se ciò si farà, sarà comunque necessario apportare qualche cambiamento anche a Via Villamagna, in virtù del conseguente aumento del traffico. Il segmento più vicino alle future rampe è a senso unico in direzione Firenze e dopo qualche centinaio di metri, inizia una serie di parcheggi a “lisca di pesce” che rende la carreggiata molto stretta.

Anzi, per una frangia dell’abitato, è proprio questo il problema principale. Un nuovo svincolo sarebbe il male minore.

Le rassicurazioni di Ceccarelli, presidente del Quartiere 3, per adesso rappresentano solo una volontà di calmare le acque:

Per quanto mi ruguarda, non sarà presa nessuna decisione senza prima aver avviato un confronto con i cittadini. La nostra intenzione è quella di avviare una valutazione del progetto e verificare che le rampe non creino intoppi su via Villamagna“.

Quelle dell’assessore all’urbanistica Gianni Biagi, un inquietante futuro:

Penso che per rendere finalmente funzionale il viadotto, si debba fare questo intervento. Ora tutto il flusso di veicoli passa da viale Europa, ma se noi vogliamo metterci la tramvia bisognerà per forza fermare le auto prima o fare in modo che si distribuiscano in un altro modo“.

Ma Alleanza Nazionale, Forza Italia, Rifondazione e Verdi questo lo sanno. Unendo le loro forze, ce la faranno e salveranno l’umanità… come i Fantastici 4! I nemici del Quartiere 3 sono avvisati!

Forse…

J.M.



Poggio e buca fa…male!

Giugno 1, 2007

Questo foto-reportage apre la rubrica del degrado fiorentino, del quale cercherò di occuparmi il più possibile, tempo disponibile permettendo.

Il primo post ho deciso di dedicarlo ad una zona molto vicina a casa mia (San Felice a Ema, Galluzzo): il Poggio Imperiale.

Forse è una delle zone residenziali più belle di Firenze. Incredibile è la quantità di maestose antiche residenze presenti in loco. Su tutte, la villa medicea che ospita l’istituto della Santissima Annunziata. Colline verdi con stupendi viali alberati. Questo è il Poggio Imperiale.

Purtroppo però, nonostante tali premesse, una serie interminabile di buche e crateri sul manto stradale, rendono tutt’altro che onore a questo suggestivo quartiere.

Il viale che collega la piazza di Porta Romana al Piazzale sulla cima della collina del Poggio, è pieno di punti in cui i sanpietrini in porfido fanno capolino sulla superficie stradale asfaltata. Il vecchio che avanza sul nuovo.

Ormai sono anni che all’altezza dell’incrocio con via del Gelsomino, tre voragini in successione mettono a repentaglio la sicurezza degli scuteristi diretti verso la città.

Chi è solito imboccare quel viale quotidianamente o quasi, oramai ha già le sue traiettorie studiate per evitare di finirci dentro con le ruote. Chi non ne è a conoscenza ci finisce dentro e se gli va bene, se la cava con un’imprecazione verso il Creatore o giù di lì…

Il Comune non sembra essere molto interessato all’argomento. Se le buche cominciano a diventare un vero e serio pericolo per il conducente del ciclomotore, si limitano a fare questo:

Una colata di catrame e chi s’è visto s’è visto. Ciao sanpietrini! Ci vediamo prossimamente…

Fin qui restiamo nel limite della decenza. Queste “bellezze” stradali che per adesso vi ho illustrato sono anche tollerabili. Non secondo il parere personale del sottoscritto ovviamente…

Il massimo lo raggiungono le vere e proprie voragini che si sono aperte in Via di San Felice a Ema: strada di campagna. Ma molto trafficata.

Per chi viene dall’Impruneta verso la città e per chi dal Viale dei Colli vuole andare verso il Chianti, è la via più veloce da percorrere per giungere a destinazione. Molte sono le auto e i ciclomotori che per tutto l’arco della giornata, battono il manto stradale di questa via.

La concetrazione dei bunker si ha tutta in neanche 500 metri, nel tratto fra il Piazzale del Poggio Imperiale e la casa di cura della Veranella.

Se le “buchette” del Viale del Poggio Imperiale avevano una profondità di massimo 3 centimetri, qui raggiungiamo anche i 15 centimetri. Fossero piene d’acqua, ci sarebbe quasi bisogno di un ecoscandaglio per misurarle.

Nel giro degli ultimi mesi si sono aperte un pò ovunque.

Al centro della carreggiata:

Ai bordi:

Qui, anche le macchine rischiano di subire gravi danni.

La carreggiata stradale in alcuni punti è molto stretta e talvolta, quando passano furgoni, camion o macchine di grosse dimensioni, diviene impossibile non finirci dentro con le ruote.

Va detto che su questo tratto, nonostante tutto, non mancano i folli che sfrecciano a 80 km/h. E se uno scooterista dovesse improvvisamente spostarsi sulla destra per evitare l’impatto?

Non vorrei esagerare ma la possibilità di farsi male (se non peggio…), non mi sembra tanto remota.

Dulcis in fundo: LA SEGNALETICA!

Questo è il primo cartello:

Non si fa in tempo a vederlo che c’è subito la “buchetta” in agguato.

Qui invece abbiamo una pietra del marciapiedi che si è rotta e sporge sulla strada:

Si preferisce segnalarla con un cartello invece di sistemarla. Forse ci vuole il benestare delle Belle Arti per toccarla?

Il cartello di pericolo. Ovviamente messo di traverso affinchè nessuno lo veda:

Da notare che è posizionato dopo la serie di voragini, oramai a pochi metri dal Piazzale del Poggio Imperiale.

Forse ci deve scappare il morto per intervenire? Forse dovrà venire qualche autorità in zona per risistemare tutto quanto? Un G7? Un G8? Chi lo sa…

Se avete da segnalarmi altre zone in cui sono presenti “fantasticherie” del genere, non esitate a farmelo sapere. Sarò ben lieto di venire a documentarle.

Vi invito anche a visitare il sito Sos Firenze. Il link lo trovate anche a lato nel FLORENCE-ROLL. Lì troverete una marea di foto sul degrado che imperversa per la nostra povera città lasciata allo sfascio.

J.M.